Recensione di Greenwall – “The Green Side Of The Moon”

http://www.romebywild.it/wp-content/uploads/2017/04/greenwall_live.jpghttp://www.romebywild.it/wp-content/uploads/2017/04/greenwall_live.jpgRecensione di Greenwall – “The Green Side Of The Moon”

I Greenwall, dopo due anni dalla loro ultima fatica, tornano con l’ambizioso progetto di “The Green Side Of The Moon” (Filibusta Records), la loro personalissima rivisitazione di uno dei più importanti album della storia del rock, quel “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd che dal 1973, non smette di essere ascoltato e (ancora più sorprendente), di essere comprato.

Annunciato alla fine del 2016 con una campagna di crowdfunding, ne avevamo parlato anche noi di Rock by Wild all’epoca, (i partecipanti sono stati doverosamente citati nel libretto), ecco a voi finalmente la recensione del nuovo disco dei Greenwall in tutta la sua circolare (e verde) magnificenza.

Recensione a cura di Simone Milan.

Immaginate di essere appassionati di una determinata musica di un determinato gruppo e di avere le capacità sia tecniche che artistiche, oltre ad un manipolo di musicisti come voi, preparati ed entusiasti, di poter realizzare un omaggio alla vostra passione. Non un banale cover o tribute album ma una sorta di vostra versione di quel monumento sonoro che da decenni tanto vi appassiona all’ascolto (differenza sottile ma chi frequenta il mondo delle cover band può coglierla e dilatarla a voragine).
Potrebbe apparire pretenzioso mettere il becco sull’opera altrui e forse un poco lo è ma siamo sinceri, quante volte ascoltando un album, proprio perché ci piace e lo stimiamo, avremmo voluto dire la nostra. Personalizzarlo perché ormai lo sentiamo in qualche modo anche “nostro”?

Ed è proprio questa la chiave per la buona riuscita di una tale operazione: “The Dark Side of The Moon” dei Pink Floyd lo conosce anche il vostro animale domestico. Eccetto chi lo ha potuto ascoltare subito alla sua uscita, nel 1973, l’album, a tutte le generazioni successive, al primo “ascolto ascoltato” ha sempre dato uno strano senso di déjà vu, di “l’ho già sentito”. Poi se ne capisce il motivo: non c’è minuto di quell’album che non sia stato saccheggiato dalla pubblicità, dalla televisione, cinema, radio ecc. Il nostro subconscio è talmente intriso dalle sue musiche che alcune volte ci basta pensarlo per ascoltarlo. E quando, sempre più raramente lo si “mette su” per ascoltarlo con le orecchie, si spera che rispetto ai nostri ricordi sia diverso, o che esca fuori una versione diversa, quasi da una traccia esoterica, sotto quella essoterica, saltata fuori per qualche inatteso miracolo tecnico.

The Green Side of The Moon” rappresenta proprio questo. Se non proprio una sorta di album giocattolo, un giocattolo però prezioso e raffinato, sicuramente un album desiderio, nel quale Andrea Pavoni e il resto dei Greenwall si divertono a rivisitare l’arcinoto (capo)lavoro dei Pink Floyd in un’ottica personale, di un gruppo che ha già dimostrato il proprio, di stile, oltre che in un’ottica attualizzata alla sensibilità moderna e “nazionale”.

Le 9 tracce, tra le 16 totali dell’album, che rappresentano il corpus vero e proprio del desiderio pinkfloidiano, sono allo stesso tempo familiari e stranianti. Non tanto per la diversa disposizione della lista, “On The Run” messa tra “Any Colour You Like” e “Brian Damage” ma per la scelta di spostare il tema della follia di matrice “cosmica” dell’opera originale ad una più terrena e quasi “quotidiana”, attraverso arrangiamenti che tendono più al soul e al jazz, come nel trittico iniziale di “Breath in the Air“, “Time“, “The Great Gig In The Sky“.

C’è una quiete bucolica tutta italiana (il lato verde) nei solchi di questo album, che è diversa da quella “alla maniera inglese” del lato oscuro.
Le piogge, melanconiche e ipnotiche di “Breath“, scorrono da dietro il vetro della finestra fino a farci sprofondare in un sonno immerso nella versione epica, quasi marziale, di “Time“, risvegliandoci poi di soprassalto in una più quotidiana e buffonesca veglia nella reprise di “Breath” fino a sprofondare di nuovo nella melanconia, questa volta squisitamente alla King Crimson prima maniera (e un poco alla Genesis) di “The Great Gig in The Sky” (il momento più soul di The Dark Side, qui, per contrasto, tra i momenti più “progressive” di The Green Side).

Money” è divertente ma troppo lunga (si, lo so, dura solo dodici secondi in più dell’originale ma anche quella penso, sia divertente ma troppo lunga). La versione Greenwall la inserisce ancor di più tra le mura di un night club fumoso con tutti i suoi topos iconografici, Michela Botti maliziosamente appoggiata al pianoforte, compresa.

Us And Them/Any Colour You Like” comincia come un brano di Peter Gabriel da qualche parte tra “Us” e il disco che uscirà tra (metti numero a caso) anni. In realtà è un funkeggiamento sublime e spigliato, quasi ballabile che curiosamente fa perdere poco delle atmosfere rarefatte e quiete della versione originale, almeno finché non si scopre nella sua felice apertura synth prog e si capisce che in fondo…. è un brano che abbiamo suonato tutti talmente tanto in saletta che modificarlo non ci dispiace…. e poi, “On The Run” piazzata a questo punto, ci sta proprio bene. L’On The Run verde non è una corsa di montaggio cinematografico nei bui e deserti corridoi di una base lunare, fatta da uno che se non si sbriga, salta tutto (oh, sempre così me la sono immaginata) ma è lo sfogo di un gruppo di musicisti che sa suonare e lo dimostra, sempre con gusto però.

Un mellotron, preso tra il Re e Poseidone, introduce “Brain Damage“. L’inizio sembra più un omaggio ai primissimi Pink Floyd che all’album “della svolta pop” (“no, quello è The Wall” – ndr. “No, pure questo”- nda). Ora, fermo restando quanto ho scritto all’inizio di questo articolo e senza nulla togliere alla bravissima Michela, niente, più della voce depressa di Waters, può essere adatta a questo brano.
La scelta, come dicevo all’inizio, è di “nazionattualizzare” i “danneggiati mentali”.

I Pink Floyd, anni fa, sul palco, durante questo pezzo, trasmettevano i filmati dei Windsor in posa su un prato… “the lunatic is on the grass“.
I Greenwall si adattano con spezzoni audio di “campioni” della nostra italianità più becera. Ci stanno benissimo inseriti nel pezzo.
Nella coda/finale di “Eclipse“- green, pur con un lavoro di post produzione ammirevole, sembra quasi che siano finite le idee (si, ho colto l’accento su touch, see, taste, feel, love, ecc, alla luce di quanto ascoltato poco prima ma non basta). Fortunatamente il post scriptum di “Prelude to Rick” (composizione originale di Andrea Pavoni), ci dona un finale album calmo e dolce, come la voce del compianto Mr. Wright.

Greenwall - The Green Side Of The Moon - Album CoverA questo punto “The Greenside Of The Moon” sarebbe anche terminato se non ci fossero una serie di lunghe track, molto bonus, consistenti una, nella versione aggiornata alla nuova band line-up, della suite “Il Petalo del Fiore, parti da 3 a 6” tracce da 11 a 15 (se avete il CD) e il commiato di “A Wish You Were Here” nella versione Green, come 16° e ultima traccia. Un secondo brano dei Pink Floyd in versione GreenMudman” si trova soltanto nella versione LP dell’album.

La suite intera, parti da 1 a 6, nella sua versione originale si può ascoltare nel primo album dei Greenwall, “Il Petalo del Fiore e Altre Storie” risalente all’ormai lontano 1999. Quest’operazione di aggiornamento dell’archivio Greenwall è cominciata con l’album precedente, “Zappa Zippa Zuppa Zeppa” risalente al meno lontano 2014, il quale contiene, come bonus track le parti della suite da 1 e 2.

Siccome la suite da sola e l’album del 2014 meriterebbero una recensione a parte qui non ne parleremo, anche perché è doveroso, in chiusura, parlare della notevole veste grafica di “The Green Side of the Moon“, ad opera di Marco Splendore, Giovanni Sarocco e ZEF. In particolare della copertina stile Studio Hipgnosis, immancabile in un progetto artistico come questo. Una meraviglia per il nostro senso estetico, semplice e immaginifica, come il famoso studio londinese, sito al numero 6 di Denmark Street, ci ha abituato (eccetto per quando lavoravano per gli YES – ndr) in decenni di storia della musica rock.

Greenwall – “The Green Side Of The Moon”

Artista/Band: Greenwall
Album: “The Green Side Of The Moon”
Data di Pubblicazione: 31 marzo 2017
Etichetta: Filibusta records
Produzione: Greenwall. Registrato tra luglio 2015 e ottobre 2016 a Roma presso, La Miniera di Andrea Pavoni, Pino B di Simone Pastore e Polistudio Recording di Andrea Saponara. Mix di Andrea pavoni. Master; Lima at Towr Studio, Montpellier, Francia.
Artwork, foto e grafica: Marco Splendore, ZEF, Giovanni Sarrocco.

Tracklist – “The Green Side Of The Moon” (CD)

THE DARK SIDE OF THE MOON

1-Breathe
2-Time (including Breathe -reprise-)
3-The Great Gig in the Sky (including Time -reprise-, Speak to me)
4-Money
5-Us and Them
6-Any Colour You Like
7-On the Run
8-Brain Damage
9-Eclipse

10-Prelude for Rick

bonus material
IL PETALO DEL FIORE

11-Provvisoria Morte dell’Anima. Rivelazioni e ricordi di Idee.
12-Dentro l’Acqua
13-Galleria e Uscita
14-Respirare #1
15-Respirare #2

16-Wish You Were Here

Line Up – “The Green Side Of The Moon”

Michela Botti: voce
Andrea Pavoni: piano, moog, syntetizzatori, batteria, percussioni, programmazioni, voce di supporto
Fabio Ciliberti: basso elettrico
Alfredo De Donno: organo, tastiere, voce di supporto
Riccardo Sandri: chitarre e voce di supporto

Ospiti:
Lorenzo Feliciati: basso elettrico
Pier Paolo Ferroni e Luca Ciccotti: batteria
Alessandro Tomei: sassofono
Claudio Ricci, Salvo Lazzara e Pierpaolo Cianca: chitarre
Rebecca Raimondi: violino
Marco Orfei: flauto

“The Green Side Of The moon” disponibile in CD e LP – link

 

Author Description

Donald Mcheyre

Donald Mcheyre

Da oltre venti anni divulga attraverso programmi radiofonici, rassegne cinematografiche, mostre, incontri culturali, concerti e qualunque altra forma comunicativa che può venire in mente il fantastico, il meraviglioso e l’insolito che si trovano in musica, letteratura, arti figurative, cinema e vita. Già in passato collaboratore della storica fanzine THX, organizzatore di eventi presso l’Istituto Giapponese di Cultura e ideatore e conduttore del programma Joe’s Garage, dedicato alla musica emergente, presso diverse emittenti radiofoniche private e di PUNTO D’INCONTRO, programma di musica, libri, cinema, serie TV e arte. Qualcuno dice che vive a Roma e che si faccia chiamare Damiano…

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